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Arrestato anche l'ultimo dei fondatori di The Pirate Bay a piede libero

Written By komlim puldel on Rabu, 05 November 2014 | 23.14

Tutti i fondatori di The Pirate Bay sono in prigione. L'ultimo ad essere arrestato è stato Fredrik Neij, scoperto al confine fra la Thailandia e il Laos dopo cinque anni dall'arresto in Svezia per la complicità nella condivisione di materiali protetti da diritti d'autore. I quattro fondatori avevano deciso di separarsi in seguito alla sentenza del tribunale: Peter Sunde si nascondeva in Svezia quando è stato trovato lo scorso giugno, mentre Gottfrid Svartholm in Cambogia.

Fredrik Neij arrestato
Fonte: TorrentFreak

Neij si era stabilito nel Laos dopo essersi sposato con la moglie con una cerimonia locale. Il Laos è uno stato particolarmente problematico: gestito da un regime comunista, è uno fra i paesi più poveri dell'Asia, con scarse infrastrutture sia per la comunicazione che per il settore salutistico. Proprio questo aspetto ha costretto Neij e la sua famiglia a valicare decine di volte (27, secondo quanto specificato dalle autorità) il confine con la Thailandia, prima di essere riconosciuto e catturato dalla polizia per l'immigrazione.

The Pirate Bay e i suoi fondatori erano stati condannati nel 2009 ad un anno di reclusione e al pagamento di un risarcimento di 30 milioni di corone svedesi, pari a circa 2,7 milioni di euro. Sunde aveva specificato che il processo di fatto non era altro che un palcoscenico per i media, una sorta di messaggio inviato a tutti coloro che avrebbero voluto lanciare servizi simili al suo. Ricordiamo che The Pirate Bay non ospita fisicamente il materiale protetto da copyright, ma è una sorta di motore di ricerca, una piattaforma su cui trovare link .torrent per materiale pirata.

Cinque anni fa Sunde aveva dichiarato che, nonostante il processo, il servizio sarebbe rimasto tale e quale ed in effetti non aveva tutti i torti: Pirate Bay è ancora perfettamente funzionante, nonostante siano stati molti i provvedimenti per ostacolarne le attività anche su base locale. Neij verrà portato all'ufficio per l'immigrazione di Bangkok per prepararsi all'estradizione in Svezia, in cui dovrà scontare la pena. Alcuni report locali sostengono che fossero sulle tracce di Neij alcune compagnie cinematografiche americane, per mezzo di uno studio legale assoldato appositamente per le operazioni di ricerca.


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Due nuovi indossabili da Jawbone a partire da 49€: UP3 e UP Move

Jawbone ha oggi lanciato due dispositivi indossabili, UP3 e UP Move, rivolti agli amanti del fitness e della cura del proprio corpo. Si tratta, rispettivamente, di un braccialetto multisensore per rilevare il battito cardiaco, i dettagli sul sonno e il movimento fisico, e di un activity tracker di fascia economica, in grado di monitorare le attività base con la tecnologia proprietaria Motion X. Vediamoli nel dettaglio, iniziando proprio da UP Move.

Jawbone UP Move

UP Move è un contapassi da 49€ che permette, inoltre, di gestire gli esercizi fisici e monitorare le calorie bruciate, oltre ad analizzare i periodi di veglia e la qualità del sonno. Composto in alluminio anodizzato durevole simile al nylon, UP Move è disponibile in cinque colori con le rispettive clip in modo da poterlo fissare comodamente in qualsiasi punto del vestiario, e può essere indossato al polso con il relativo cinturino.

L'indossabile è dotato di una batteria sostituibile (le stesse degli orologi) che, stando ai dati della società, offre un'autonomia di sei mesi. Up Move utilizza un accelerometro per contare i passi e per rilevare la qualità del sonno (se indossato), mentre sincronizza i dati raccolti con UP App di Jawbone (l'app per smartphone) attraverso Bluetooth Smart. L'indossabile sarà disponibile dalla fine del mese di novembre ed è già possibile il pre-ordine sul sito ufficiale. I cinturini slim e standard saranno venduti anche singolarmente a 14,99€ (confezioni da tre a 29,99€).

Jawbone UP3

Passiamo a Jawbone UP3, il tracker multi-sensore della società. Il dispositivo si basa su un accelerometro a tre assi, e su sensori per la bioimpedenza e per la rilevazione della temperatura della pelle e ambientale. Utilizzando le tecnologie, UP3 è in grado di rilevare il battito cardiaco a riposo, le fasi del sonno, identificare gli esercizi svolti e classificare le attività dell'utente, come corsa, allenamento o la partecipazione ad uno sport. La società ha specificato in fase di presentazione che i nuovi sensori potranno essere utilizzati in futuro con nuove finalità, con funzioni che verranno introdotte attraverso aggiornamenti software.

UP3 è un dispositivo "elegante, sottile e di basso profilo", che può essere abbinato ai gioielli o agli orologi da polso che si indossano quotidianamente. Realizzato in alluminio anodizzato, può essere indossato anche 24 ore al giorno, ed integra una batteria che consente un'autonomia operativa di sei giorni su singola carica. Non manca, naturalmente, la compatibilità con l'applicazione proprietaria UP App, con la quale sarà possibile sincronizzare e visualizzare su schermo tutti i dati raccolti dal braccialetto.


Specifiche tecniche line-up Jawbone - Clicca per ingrandire

UP App riconoscerà molte attività comuni come per esempio: corsa, allenamento incrociato, esercizi cardio, tennis, scalata e altre attività quali danza e Zumba. Il sistema apprende dal comportamento dell'utente nel corso del tempo per classificare automaticamente molte altre attività difficili da riconoscere come per esempio: nuotare, andare in bici, sollevare pesi o lo yoga. La funzione Smart Coach di UP App utilizza le informazioni ottenute da UP3 per fornire dei consigli personalizzati e delle sfide che siano fatte su misura proprio per l'utilizzatore. Si può così scoprire cosa è possibile fare per migliorare la propria attività, sonno, dieta e battito cardiaco, in modo da poter raggiungere gli obiettivi velocemente e avere un forte impatto sulla salute e il benessere.

Jawbone UP3 sarà disponibile a partire da questo inverno in due colori (Black Diamond e Silver Cross) al prezzo di 179,99€.


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Elite Dangerous: un simulatore spaziale puro

Se la Beta 1 si era concentrata sui commerci intergalattici e la Beta 2 sulle quest e sui combattimenti, la nuova Beta 3, disponibile dal 28 ottobre, prende a riferimento il "mining", ovvero il rinvenimento e l'estrazione delle risorse. Ma sin dalle prime battute di gioco risulta evidente quanto il simulatore di volo di Frontier sia rigoroso e come offra un modello di volo molto interessante, difficile da padroneggiare nelle sue sfumature e basato su complesse procedure da imparare e saper applicare. Il tutto all'interno dell'impostazione da gestionale tipica di questo genere di giochi, nel quale rientrano Star Citizen, del quale abbiamo già parlato, e la serie X di Egosoft.

Elite Dangerous si è evoluto considerevolmente da una fase della beta all'altra e si è contraddistinto per una curva di apprendimento piuttosto ripida. All'inizio della sua esperienza il giocatore viene semplicemente catapultato nel cockpit della sua navicella spaziale e deve ingegnarsi, praticamente senza nessun aiuto, nella lunga, e forse infinita secondo i piani del team di sviluppo, fase di apprendimento. Anzi nella Beta 1 non c'era neanche un vero e proprio tutorial, poi implementato ed evoluto con le successive versioni del gioco.

È stato molto interessante seguire lo sviluppo di Elite Dangerous e toccare con mano tutti i miglioramenti nel momento stesso in cui venivano implementati dagli sviluppatori. Naturalmente partecipare a questa fase della creazione del gioco può essere snervante, per via dei tanti bug, e può rivelare componenti del gioco che sarebbe meglio scorprire quando definitivamente rifinite, ma è comunque interessante proprio per verificare come si evolve un software complicato come questo. C'è stato, ad esempio, un momento molto critico al passaggio da Beta 1 a Beta 2, quando Frontier è stata costretta a rilasciare nuove versioni di Elite Dangerous a cadenza serrata per rimediare ai bug dipendenti dall'introduzione della Beta 2 che hanno reso Elite Dangerous ingiocabile per qualche giorno.

E pensare che tutto è nato da un ammasso di pixel, quelli alla base dell'ormai storico primo Elite scritto e sviluppato da David Braben insieme a Ian Bell (da non confondere con l'omonimo veterano della creazione di simulazioni di guida e responsabile principale, tra gli altri, del nuovo Project Cars). Uscito nel 1984 per effetto della distribuzione di Acornsoft, quel gioco era incredibilmente avveniristico per l'era con un modello open-ended, un motore grafico avanzato e grafica tridimensionale basata su wire-frame (uno dei primi videogiochi in assoluto a poter vantare un sistema grafico del genere).

Già a quei tempi Elite riusciva a dare la possibilità ai giocatori di gestire dei complicati commerci spaziali, il tutto all'interno della struttura free roaming che poi avrebbe fatto la fortuna, chiaramente in forma evoluta, di serie come Grand Theft Auto. Ma restando nell'ambito dei simulatori spaziali, Elite avrebbe anche dato il là al successo di giochi come Wing Commander, Eve Online, Freelancer e la già citata serie X.

Elite ebbe però anche due seguiti ufficiali, Frontier: Elite II nel 1993 e Frontier: First Encounters nel 1995. Questi introducevano la fisica newtoniana, sistemi stellari conformati in maniera realistica e la possibilità di atterrare sui pianeti senza restrizioni. Il quarto elite è invece proprio Elite Dangerous, la cui produzione in crowdfunding è iniziata nel 2012 e il cui lancio si fa sempre più vicino.

Nel corso degli anni diversi produttori hanno realizzato dei clone di Elite, non autorizzati da Acorn. Tra questi si annoverano Firebird, Imagineer e Hybrid. Successivamente Frontier Developments ha rivendicato il suo gioco come "Game by Frontier" e tutti i diritti sono diventati di proprietà di David Braben.


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Bungie è già al lavoro sul seguito di Destiny

Eric Hirshberg, CEO di Activision, ha detto durante l'incontro con gli investitori che Bungie ha già iniziato a lavorare sulla prossima release completa per l'IP di Destiny. Allo stesso tempo continua lo sviluppo del primo Destiny, con il team impegnato a completare ulteriori contenuti di espansione.

Destiny

Destiny è l'imponente progetto della software house che ha creato Halo capace di far segnare il nuovo record di incassi per il debutto di un nuovo videogioco, visto che sono state vendute al day one copie del gioco per un valore di 500 milioni di dollari. Nel mese di settembre, inoltre, Destiny ha contribuito a innalzare sensibilmente le vendite sul PS Store, consentendo anche a questo servizio di segnare il record in quel mese.

Activision ha poi recentemente annunciato che i giocatori registrati di Destiny adesso sono 9,5 milioni. È già stato programmato il piano di rilasci per quanto riguarda i contenuti di espansione: The Dark Below sarà disponibile dal 9 dicembre, mentre dopo sarà la volta di House of Wolves.


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Hamachi

scheda aggiornata 2 ore fa

Hamachi è un virtual private networking system basato sul protocollo UDP. I suoi nodi utilizzano l'aiuto portato da un terzo nodo chiamato mediation server per localizzare ogni altro nodo e per inizializzare la connessione tra essi. La connessione stabilita è diretta tra i nodi della VPN


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Google ed LG, accordo di cross-licensing per 10 anni

Con una mossa a dimostrazione del rafforzamento dell'alleanza tra Google ed LG nel contesto Android, le due compagnie hanno annunciato un accordo di licenza reciproco di lungo termine che copre prodotti e tecnologie esistenti e futuri.

L'azienda coreana conferma che l'accordo coprirà "un'ampia gamma di prodotti e tecnologie" e verrà applicato a tutti i brevetti esistenti così come a quelli depositati nel corso dei prossimi 10 anni, una finestra temporale piuttosto consistente se la si considera dal punto di vista del rilascio di nuovi prodotti.

JH Lee, vicepresidente esecutivo di LG e responsabile della proprietà intellettuale di LG Electronics, ha affermato che questo accordo si basa su un'alleanza di lungo corso tra le due compagnie. "LG considera di valore il proprio rapporto con Google e questo accordo sottolinea l'impegno di entrambe le compagnie allo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie che migliorano la vita dei consumatori" ha commentato Lee.

Sulla stessa linea i commenti di Google, per bocca del rappresentante legale Allen Lo: "Siamo lieti di stringere questo accordo con una compagnia come LG. Lavorando assieme su un cross-licensing come questo, le compagnie si possono concentrare sull'offrire ai consumatori grandi prodotti e servizi".

Non si tratta del primo accordo di questo tipo per Google, che a gennaio ha firmato un accordo simile con Samsung della durata di 10 anni, la quale aveva osservato "c'è molto più da guadagnare dalla cooperazione che dal combattere in inutili contenziosi legali su brevetti".

L'accordo è indubbiamente positivo per LG, non solo in termini di rafforzamento dei legami con la compagnia che fornisce il sistema operativo dei suoi smartphone, ma anche in termini di una posizione maggiormente competitiva nei confronti del compatriota rivale Samsung.

Per quanto riguarda Google, si tratta di stringere ulteriormente i rapporti con un partner chiave, che non solo utilizza Android su una vasta gamma di dispositivi ma che ha anche collaborato in passato con il colosso di Mountain View allo sviluppo del Nexus 5.


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Process Lasso

scheda aggiornata 1 ora fa

Process Lasso ottimizza l'esecuzione dei processi in corso intervenendo sui parametri di affinità e di priorità. Questo software può essere utile per rendere più fluido e reattivo il sistema, inoltre gli utenti più evoluti potranno accedere a personalizzazione e ottimizzazioni aggiuntive.


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