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Facebook sta sviluppando le versioni in realtà virtuale delle sue app

Written By Unknown on Rabu, 18 Februari 2015 | 23.15

"Stiamo lavorando sulle app in realtà virtuale", ha detto Chris Cox, head of product di Facebook, durante la Code/Media Conference a Dana Point, in California. Cox non ha descritto nel dettaglio queste app, ma ha fatto riferimento a un ambiente virtuale che gli utenti possono condividere tra di loro tramite queste app.

Secondo Cox, sarà un nuovo tipo di condivisione dell'esperienza digitale, alla portata di tutti, dall'utente più normale fino a Beyoncé, usata come emblema del personaggio famoso.

Ma Facebook in realtà virtuale non arriverà nelle case di tutti certo già a partire da domani. "Molte poche persone dispongono oggi dei caschetti di realtà virtuale", ha infatti commentato Cox. Si tratta, però, di un settore sul quale il noto social network ha deciso di investire in maniera decisa, dopo l'acquisizione di Oculus VR per 2 miliardi di dollari avvenuta lo scorso anno.

Durante il Sundance Film Festival svoltosi nelle scorse settimane, Oculus ha poi annunciato importanti passi in avanti anche nella realizzazione di esperienze narrative in realtà virtuale, grazie alla fondazione del nuovo Story Studio.

La tecnologia di realtà virtuale sembra quindi indirizzata a venire incontro alle esigenze di intrattenimento del pubblico mainstream di Facebook. "Immaginate di poter condividere non solo semplici momenti con i vostri amici di Facebook, ma anche intere esperienze e avventure", diceva Mark Zuckerberg al momento dell'acquisizione di Oculus VR.


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Navfree navigazione GPS gratis per smartphone e tablet

La disponibilità di smartphone e tablet sempre più potenti e con dimensioni superiori rende possibili nuovi e diffusi utilizzi, tra essi quello di utilizzare il proprio dispositivo mobile per la navigazione satellitare. Questa operazione viene spesso svolta da dispositivi dedicati e in grado di offrire un livello funzionale e un'affidabilità elevata, ma in molte situazioni nelle quali il ricorso al navigatore è sporadico anche smartphone e tablet possono fare un buon lavoro. Ovviamente si tratta di trovare l'app giusta e noi tra le tante disponibili abbiamo scelto Navfree.

Scaricabile su dispositivi Android, Blackberry o iOS, Navfree si fa apprezzare per un dettaglio non da poco: le mappe utilizzare per la navigazione vengono scaricate dalla rete e anche in modalità offline garantiscono la funzionalità del dispositivo. Certo, questa operazione è possibile attraverso vari metodi più o meno complicati ma nel caso di Navfree il tutto avviene in modo estremamente semplice.

Gli sviluppatori hanno creato un navigatore capace di utilizzare come base di dati le mappe OpenStreetmap, progetto opensource assai diffuso e che in alcune aree geografiche ha raggiunto ottimi livelli di accuratezza. Come vedremo nel corso di questo articolo Navfree affianca alle funzionalità base di un navigatore altre opzioni come l'accesso a StreetView di Google e ad una serie di servizi Premium acquistabili separatamente.

Dopo aver installato l'app di Navfree da Google Play è necessario dotare il proprio dispositivo della cartografia necessaria, e per fare ciò è sufficiente accedere al pannello "Aggiornamenti" controllando preventivamente di disporre della connessione a internet.

Il catalogo di opzioni è assai ampio: ci sono pacchetti gratuiti come ad esempio Openstreetmap, ma anche cartografia commerciale basata su dati di Navteq accessibili a un costo medio di 30 Euro. Oltre alla cartografia possono essere scaricati altri layer tematici relativi al traffico o dedicati alle postazioni autovelox note. Anche per questi ultimi prodotti il catalogo offre opzioni gratuite affiancate da altre accessibili al costo di pochi euro.

Giunti in possesso della cartografia relativa alla zona geografica di interesse descriviamo ora come ottenere da Navfree le indicazioni necessarie per raggiungere una destinazione. Per selezionare il proprio itinerario è necessario cliccare sull'icona "Naviga" che offre l'accesso a un pannello dotato di molteplici opzioni. Oltre al classico inserimento dell'indirizzo di destinazione è possibile utilizzare la ricerca integrata di Google, le informazioni accessibili da Foursquare o in alternativa Google Streetview.


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Andrea Pessino: con The Order 1886 iniziamo a sfruttare PS4

Da Asti, dove è nato, fino a Varese, dove ha lavorato su programmi gestionali e di contabilità, fino a Blizzard e alla fondazione di Ready at Dawn. Con sede a Irvine, in California, a poche centinaia di metri dalla stessa Blizzard, Ready at Dawn ha la responsabilità non da poco di fornire ai giocatori di PS4 il primo gioco realmente next-gen, ovvero capace di offrire quella grafica e quella consistenza fisica capaci da far distinguere una generazione di videogiochi dall'altra.

Ready at Dawn fino a oggi è famosa soprattutto per alcuni giochi di successo per PSP, come Daxter, God of War: Chains of Olympus e God of War: Ghost of Sparta. Proprio la realizzazione di The Order 1886, e il motore grafico su cui è basato, RAD Engine 4.0, hanno portato il team di Pessino a saltare quasi interamente una generazione, quella della PS3. Proprio per presentarsi in grande stile sulla nuova console.

Dai 3 dipendenti iniziali, Ready at Dawn oggi conta 65 dipendenti, ed è una delle software house più influenti dell'intero panorama videoludico, in grado di produrre un blockbuster su scala cinematografica di vitale importanza per tutto il mondo videoludico come The Order 1886.

Grande appassionato di musica, il nostro Andrea ha frequentato il conservatorio per molti anni, per poi scoprire la passione più importante della sua vita, la programmazione. Dopo la sua esperienza a Varese, infatti, manda un curriculum all'azienda americana Kiwi Software, e viene assunto. Società che poi fallisce, causando il trasferimento di Andrea a Meta Creations. La quale, però, lo stanca dopo poco tempo e per questo decide di mandare curriculum in giro. Chi si fa avanti questa volta? Blizzard, ovviamente!

Per Blizzard Andrea lavora su diversi grandi successi per la piattaforma PC, come Warcraft III, Diablo II e World of Warcraft. Sul perché della sua decisione di passare al mondo console e per tutte le considerazioni sul suo possente fisico, però, vi rimando senza ulteriori indugi all'intervista che abbiamo preparato in occasione dell'evento di presentazione di The Order 1886.

Quanto a quest'ultimo, sarà disponibile dal 20 febbraio e sarà ambientato nell'ultimo ventennio del XIX secolo, in piena epoca vittoriana, quando Londra vive un periodo di grande fermento politico, culturale, scientifico e tecnologico. Parallelamente gli strati più umili della popolazione combattono la fame e si trovano a fronteggiare la piaga della prostituzione e del lavoro minorile.

Nella Londra "alternativa" di The Order: 1886 ci sono anche altri problemi che affliggono la città e che vengono da molto lontano. A cavallo tra il VII e VIII secolo una mutazione genetica interviene a cambiare il normale corso dell'evoluzione di un ristretto gruppo di persone: i mezzosangue, creature dalle fattezze animalesche, incredibilmente forti e intelligenti. Etichettate con nomi tratti dalla mitologia, queste creature prendono il sopravvento sulla popolazione.

La sopravvivenza dell'umanità verrà garantita dalla costituzione di un Ordine di Cavalieri, coraggiosi e determinati a sconfiggere il nemico, i quali si avvalgono di tecnologie futuristiche: dirigibili per pattugliare i cieli di Londra e treni alimentati a elettricità che garantiscono il collegamento veloce da una parte all'altra della città. Ma proprio quando sembra che l'Ordine stia riuscendo ad avere il sopravvento sui mezzosangue, interviene una nuova minaccia: una fazione di ribelli che vuole opporsi al malcontento dilagante e porre fine alle ingiustizie che affliggono la popolazione.

The Order: 1886 nasce dalla commistione di storia, mitologia e leggenda. Accanto alla riproduzione grafica di luoghi reali, come Whitechapel, Il Palazzo del Parlamento e il ponte di Londra, è possibile trovare riferimenti a Jack lo Squartatore, alla letteratura di Charles Dickens e alla saga di Re Artù.

Il giocatore vestirà i panni di Sir Galahad Greyson, alfiere fidato di Re Artù, il quale fu fondatore dell'Ordine. La sua longevità (e quella di tutti i Cavalieri) è data dalla Blackwater, una sorta di pozione in grado di risanare anche ferite mortali. L'Ordine può inoltre contare sul genio di Nikola Tesla, brillante scienziato che ha creato l'arsenale di armi ed equipaggiamenti essenziali per fronteggiare i mezzosangue.

Quanto alle meccaniche di gioco, si tratterà di uno sparatutto tattico in terza persona basato sulle coperture e con una forte presenza della componente cinematografica.

Ne parleremo diffusamente nella recensione che publicheremo nei prossimi giorni.


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Picasa

scheda aggiornata 3 ore fa

Utility che permette di gestire facilmente il proprio archivio di immagini. A disposizione dell'utente troviamo alcuni semplici strumenti per effettuare piccoli ritocchi alle immagini e per salvare la raccolta su CD o DVD. La nuova versione beta introduce alcune novità, tra cui gli strumenti per l'editing delle immagini che sono stati significativamente migliorati: ora il riconoscimento e la correzione degli occhi rossi può essere affidata automaticamente a Picasa, con risultati impeccabili. Dalla release 3.9 in poi Google rende disponibili in Picasa alcuni strumenti per l'integrazione con Google+ e il tagging degli utenti.


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Internet of Things: prodotti utili, ma con problemi di sicurezza

La diffusione dell'Internet of Things o IoT, cioè di quei prodotti che sono connessi al web e che permettono di monitorare e registrare differenti tipologie di dati e informazioni, sta conoscendo una diffusione sempre più elevata. Siamo soliti dire che viviamo in un mondo sempre più connesso e questo è legato anche alla presenza di un numero sempre più elevato di prodotti dell'Internet of Things a disposizione dei consumatori.

La proliferazione di prodotti di questo tipo ha semplificato l'installazione di alcune tipologie di soluzioni domestiche, quali ad esempio i sistemi di videosorveglianza, riducendone in modo considerevole anche i costi di implementazione. Questo si è tuttavia accompagnato ad una crescente complessità in termini di sicurezza di funzionamento, caratteristica che con i modelli pre-IOT non ha mai rappresentato un limite evidente.

Una ricerca condotta da HP, basata sull'utilizzo di Hp Fortify On Demand su 10 sistemi di sicurezza per la casa di tipo IoT, ha evidenziato come tutti i prodotti monitorati abbiano un qualche problema legato alla sicurezza. Nessuno richiede l'utilizzo di una password complessa, e tutti hanno limiti di sicurezza inadeguata nell'autenticazione a due fattori. In dettaglio questo è quanto ha evidenziato HP nel corso dell'analisi:

  • Autorizzazione insufficiente: tutti i sistemi che includono interfacce web personalizzate basate su cloud e mobile non richiedono una password con livello di complessità e lunghezza sufficienti. La maggior parte richiede una password alfanumerica di sei caratteri. Nessuno dei sistemi è in grado di bloccare gli account dopo un determinato numero di tentativi non riusciti.
  • Interfacce non sicure: tutte le interfacce web basate su cloud testate presentavano problemi di sicurezza che permettono a un potenziale aggressore di ottenere accesso all'account mediante una tecnica di harvesting degli account che sfrutta tre carenze applicative, ovvero enumerazione degli account, policy di password inefficaci e mancanza di funzionalità di blocco degli account. Analogamente, cinque dei dieci sistemi testati presentavano problemi di harvesting degli account riguardanti l'interfaccia dell'applicazione mobile, che espone i consumatori a rischi analoghi.
  • Problemi di privacy: tutti i sistemi raccolgono alcune informazioni personali, quali nome, indirizzo, data di nascita, numero di telefono e persino numero di carta di credito. L'esposizione di tali informazioni personali è preoccupante, dati i problemi di harvesting degli account rilevati in tutti i sistemi. Occorre inoltre sottolineare che l'uso del video costituisce una caratteristica essenziale di molti sistemi di sicurezza per la casa, con possibilità di visualizzazione tramite applicazioni mobile e interfacce web basate su cloud. La privacy delle immagini video dell'interno della casa costituisce un'ulteriore fonte di preoccupazione.
  • Mancanza di crittografia delle trasmissioni: anche se tutti i sistemi implementano la crittografia del traffico, ad esempio SSL/TLS, molte connessioni al cloud restano vulnerabili agli attacchi (ad esempio, gli attacchi POODLE). Una crittografia delle trasmissioni correttamente configurata è importante soprattutto perché la sicurezza costituisce la funzione principale di questi sistemi.

Le stime Gartner prevedono per il 2015 l'utilizzo di circa 4,9 miliardi di dispositivi connessi su base globale, con una stima di 25 miliardi che verranno raggiunti nel corso del 2020. Dati di questo tipo lasciano facilmente intendere come sia necessario da parte dei produttori di dispositivi dell'IoT prestare maggiore attenzione alla sicurezza dei propri prodotti, facendo in modo che gli accessi siano solo quelli autorizzati e gli strumenti IoT non possano diventare un veicolo che metta a rischio la sicurezza delle proprie infrastrutture, tanto in azienda come in ambiente domestico.


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In salita la strada di Apple Pay verso la Cina

Secondo alcune informazioni circolate nel corso della tarda giornata di ieri le attività di espansione di Apple Pay in Cina potrebbero aver incontrato un primo ostacolo, dal momento che i confronti con l'unico operatore autorizzato di carte di credito del Paese, UnionPay, sono giunte ad un punto di stallo.

UnionPay è l'unico operatore nel Paese che può processare i pagamenti NFC ed è pertanto un interlocutore con cui Apple si deve obbligatoriamente confrontare per poter dare seguito alla volontà di portare il proprio sistema di pagamento contactless sul mercato cinese. Le fonti di MarketWatch, che ha riportato la notizia, sostengono che le trattative su un possibile accordo, precedentemente dato in completamento per marzo, sono giunte ad un punto morto.

La Mela sta incontrando qualche resistenza poiché, secondo quanto affermato da alcuni analisti di mercato, UnionPay non vuole perdere il proprio potere che attualmente ha sulle transazioni. L'ingresso di Apple Pay in Cina avrebbe un impatto profondo e una cooperazione tra Apple e UnionPay imporrebbe un'apertura del sistema di compensi. Diventerebbe difficile determinare chi ha il controllo di cosa e UnionPay vuole sicuramente mantenere una presa sul sistema.

Apple aveva tentato lo scorso anno di percorrere la strada di una collaborazione con Alibaba, il gigante cinese del commercio elettronico, affinché Apple Pay potesse integrarsi con il già esistente servizio Alipay. Ma anche in questo caso UnionPay ha operato un qualche tipo di resistenza grazie al potere che può disporre sulla definizione dei tassi applicati ai commercianti in virtù della sua posizione di monopolio nella gestione dei pagamenti NFC.

Vi sarebbero poi altri granelli di sabbia che si sono incastrati negli ingranaggi della trattativa: anzitutto pare che la piattaforma NFC usata da Apple non sia conforme allo standard PBOC 3.0 che stabilisce le linee guida necessarie per l'operatività delle soluzioni di pagamento contactless sul territorio cinese. In seconda battuta il governo di Pechino avrebbe richiesto alla Mela che i dati sui clienti cinesi di Apple Pay vengano conservati in un datacenter situato entro i confini del Paese.

Altro problema è quello delle commissioni: in USA Apple applica lo 0,15% sul 2% delle commissioni che i commercianti pagani per ogni pagamento tramite carta di credito, così come mezzo centesimo per ogni pagamento su carta di debito. In Cina invece i commercianti corrispondono tra lo 0,38% e l'1,25% per ciascun pagamento con carta di credito o di debito. Attualmente il 70% circa delle commissioni viene girato all'emettitore della carta, il 20% alla banca di acquisizione che processa il pagamento e il 10% a UnionPay. "Lo 0,15% di commissioni di Apple Pay è troppo elevato per la Cina" ha dichiarato una fonte vicina agli ambienti bancari che ha voluto restare anonima.


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Polarr 2.0, l'alternativa gratuita a Lightroom

L'editor fotografico online Polarr ha solo pochi mesi di vita (il debutto risale a settembre 2014), ma si è già guadagnato il favore di molti appassionati per le buone prestazioni e le funzioni evolute offerte gratuitamente.


La versione 2.0, di cui è appena stata lanciata la release alpha, promette di essere ancora più interessante grazie anche a un restyling grafico che offre un'interfaccia tremendamente simile, per aspetto e funzionalità principali, a quella di Lightroom.  

Polarr supporta i file RAW dei principali produttori (Canon, Fujifilm, Nikon, Olympus, Panasonic, Pentax, Sony) e, a quanto abbiamo potuto sperimentare, anche il formato DNG convertito da LR, seppure a risoluzione ridotta - non siamo invece riusciti ad aprire correttamente i file DNG nativi delle Leica.

L'apertura dei file è rapida e l'aggiornamento pressoché istantaneo; inoltre, non abbiamo riscontrato problemi di compatibilità con nessuno dei formati RAW a nostra disposizione, a parte il già citato mancato supporto al formato DNG Leica. Il software appare quindi già stabile ed efficiente in questa sua versione preliminare, che ha mostrato solo qualche problema di compatibilità con il browser IE.

Dato che una prova può essere fatta senza nemmeno una registrazione personale (è possibile accedere tramite account Google o Facebbok), consigliamo senz'altro di valutare anche questa opzione a chiunque sia alla ricerca di un buon RAW converter gratuito.


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Lenovo P70: lo smartphone con batteria da 4.000mAh in arrivo anche in Europa

Written By Unknown on Rabu, 11 Februari 2015 | 23.14

Lenovo P70 è uno smartphone di fascia media che si caratterizza per la sua batteria da 4.000mAh che dovrebbe garantire ben 46 giorni di stand-by, e valori molto interessanti anche durante l'uso quotidiano. È stato lanciato in Cina con un prezzo che si aggira intorno alle 200€, ma si trova già anche nel Vecchio Continente.

Lenovo P70

Lo smartphone è già disponibile in alcuni store online con base in Europa ad un prezzo di lancio di circa 300€. Il dispositivo adotta un display da 5" a risoluzione 720p, mentre sotto la scocca troviamo un processore MediaTek MT6752, octa-core da 1,7GHz, supportato da 2GB di RAM e 16GB di spazio di archiviazione su memoria flash.

P70 dispone di uno slot microSD e di due fotocamere, fra cui quella principale ha un sensore da 13 megapixel e quella frontale da 5 megapixel. Le caratteristiche riportate sui primi store europei sono leggermente superiori rispetto a quelle del dispositivo annunciato per la Cina, ma resta invariata la batteria, indubbiamente l'aspetto più interessante, da ben 4.000mAh.

Si tratta di un valore ben superiore rispetto a quello di altri smartphone di pari dimensioni, che potrebbe portare a risultati notevoli sul fronte dell'autonomia operativa su singola carica. Lo smartphone supporta inoltre le reti LTE e integra due slot per schede SIM. Sul lato software troviamo Android, in versione KitKat 4.4.4, personalizzato con la Vibe UI di Lenovo.

Lenovo P70

Le dimensioni sono anch'esse interessanti: Lenovo è riuscito a stipare la corposa batteria all'interno di uno chassis spesso solo 8,9mm, con un peso complessivo dello smartphone di 149g. Si tratta di numeri simili ad altri smartphone da 5" disponibili in commercio, con il vantaggio indiscusso che comporta una batteria di dimensioni così importanti. I produttori più blasonati stanno già prendendo nota?


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Microsoft regala 100GB di spazio gratis su OneDrive a tutti gli utenti Bing Rewards

Il cloud è il posto più sicuro dove mettere i propri dati. Nonostante questa affermazione non si sia rivelata sempre corretta - non risale a molto tempo fa lo scandalo celebgate - si tratta di un messaggio che molte società vogliono imprimerci bene in mente. In cloud è sostanzialmente impossibile perdere i propri file, che risultano disponibili su tutti i dispositivi che possediamo in ogni momento e in ogni luogo.

OneDrive, promozione 100Gb gratis

Molte società hanno portato avanti una serie di iniziative per diffondere l'uso delle tecnologie in cloud nell'utente di massa, e l'ultima degna di nota viene praticata da Microsoft, che regala 100GB di spazio sulla nuvola nel servizio proprietario OneDrive a tutti gli utenti dell'altrettanto proprietario Bing Rewards. Lo spazio aggiuntivo sarà utilizzabile nei 24 mesi successivi all'attivazione della promozione.

Una promozione interessante tanto per l'utente quanto per Microsoft: la società di Redmond infatti vuole prendere i proverbiali due piccioni con una fava. Non solo vuole fidelizzare l'utente e farlo abituare all'uso di OneDrive, ma vuole sfruttare l'opportunità di coinvolgerli nell'uso di Bing Rewards, un programma attualmente non disponibile in Italia che assegna crediti mediante l'uso dei servizi Bing o MSN.

Una volta collezionato un numero sufficiente di crediti, questi potranno essere spesi in carte regalo o altre forme di "bonus", fra cui possibili donazioni caritatevoli. L'offerta comunque non obbliga all'uso di Bing Rewards: l'utente può infatti iscriversi e sfruttare la promozione dei 100GB gratuiti per due anni senza mai utilizzare il servizio di ricompense. L'unica noia, in questo caso, è data dalla ricezione di alcune e-mail promozionali occasionali.

Bing Rewards non è tuttavia disponibile in Italia, elemento che rende la promozione ufficialmente non compatibile nel nostro Paese. Vi sono tuttavia delle procedure per attivare il servizio anche con il nostro account Microsoft abituale e in Italia (e ottenere i 100GB su OneDrive), che menzioniamo per dovere di cronaca ma che preferiamo non approfondire.


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Dying Light, il Far Cry con gli zombi

Il team di Varsavia, Techland, ha a più riprese dimostrato di saperci fare. Soprattutto dal punto di vista tecnologico, e soprattutto grazie al motore grafico Chrome. Debuttato con l'omonimo videogame di fantascienza del 2003, il Chrome Engine è stato costantemente evoluto da Techland fino alla quinta versione vista in Call of Juarez: The Cartel e Dead Island, e ha raggiunto livelli di versatilità e di scalabilità notevoli in Dying Light.

Un gioco che è partito in sordina come il seguito "spirituale" di Dead Island, dal quale deve distanziarsi anche dal punto di vista del nome per un fatto di licenza (nelle mani di Deep Silver Dead Island, mentre Dying Light passa a Warner). Ma che si rivela un ottimo gioco, espandendo in maniera considerevole la struttura prettamente multiplayer di Dead Island, e innestando tutta una serie di elementi di gioco mutuati da altri titoli di grande risonanza tra quelli usciti negli ultimi anni.

Il risultato è che Dying Light è interessante adesso anche dal punto di vista del single player, andando a strizzare l'occhiolino a un tipo di utenza più mainstream. Finalmente un gioco Techland rispetta pienamente le promesse pre-release, grazie al fatto di essere sufficientemente ripulito e di offrire un gameplay che, seppure non sia originale, è interessante, immediato e divertente.

L'esperienza di Techland nel mondo dei videogiochi inizia con il titolo d'azione con elementi di guida Crime Cities, rilasciato nel 2000 sotto etichetta EON Digital Entertainment. Ma è proprio con il motore Chrome Engine che inizia la scalata verso i palcoscenici che contano: non tanto con Chrome, quanto con l'apprezzata serie western Call of Juarez, che debutta nel 2006. Dead Island arriva nel 2011 e segna una transizione netta verso il multiplayer. Ma quel gioco non raggiunge il livello di attenzione ai dettagli che ormai i videogiocatori si aspettano, e per questo necessita di un restyling importante, che vada a rivedere anche alcuni equilibri di gioco. Ecco che nasce Dying Light.

Sinceramente non mi aspettavo molto da questo titolo, ma subito dopo i primissimi minuti di gioco bisogna riconoscere che il gameplay di Dying Light è interessante, anche perché il titolo è ottimamente rifinito e ripulito in ogni sua componente. È una specie di Assassin's Creed in prima persona, dove tutta una serie di runner corrono, appunto, forsennatamente per le strette strade di una città fittizia della Turchia, Harran, con l'obiettivo di sfuggire dalla morsa degli zombi. Questi non sono reattivi, perlomeno di giorno, ma sono in netta superiorità numerica: per cui finire nelle loro grinfie diventerebbe fin troppo facile.

A meno che... non si sia molto abili nel parkour. Ed ecco che i runner diventano presto in grado di saltare da un tetto all'altro, di arrampicarsi su qualsisi tipo di appiglio e di resistere alle cadute. Il tutto all'interno di un mondo di gioco che ricorda quello di Far Cry 3, con tanto di rifugi da sbloccare per ottenere ulteriori risorse e per avere un'occasione in più per fuggire dagli zombi. I quali sono i protagonisti indiscutibili di questa produzione, come lo erano in Dead Island. E, come in Dead Island, sarà necessario prendere pratica con il combattimento corpo a corpo, perché i proiettili nel mondo di Dying Light ci sono, ma sono incredibilmente pochi rispetto alla presenza degli zombi.

Ma Dying Light si fa interessante soprattutto di notte. Mentre di giorno, infatti, gli zombi sono poco reattivi, gli zombi notturni sono nettamente più agili, reattivi e forti: basta avvicinarsi a loro per morire praticamente istantaneamente. L'unica nostra possibilità di salvezza, dunque, rimane sempre la stessa: correre!


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