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Ecco il design della seconda versione dei Google Glass

Written By Unknown on Rabu, 03 Desember 2014 | 23.15

In accordo con alcuni report diffusi in questi giorni pare che l'interesse nei confronti dei Google Glass stia pian piano diminuendo. Secondo quanto riportato molti dei primi utilizzatori, i cosìdetti Explorers, avrebbero cercato, a lungo andare, di guadagnare qualche soldo vendendo i propri Glass a terzi, mentre soltanto una piccola parte starebbero effettivamente utilizzando i propri occhiali per sviluppare software con essi compatibili.

Nonostante ciò pare che Google abbia comunque intenzione di rilasciare una nuova versione dei propri Glass che sembra essere molto più vicina all'annuncio ufficiale di quanto ci si possa aspettare. Abbiamo già sentito parlare di quelle che potrebbero essere le nuove caratteristiche tecniche e, in particolare, del fatto che all'interno dei nuovi smartglasses potrebbe esserci un processore realizzato da Intel.

Nel corso di queste ultime ore abbiamo però avuto alcune interessanti indicazioni anche riguardo a quello che potrebbe essere l'aspetto esteriore dei Google Glass 2. Sono infatti comparse online alcune immagini relative ai brevetti depositati dal colosso di Mountain View, che mostrano un dispositivo sensibilmente differente rispetto al primo prototipo.

Dai disegni diffusi online il design dei nuovi Glass appare molto più semplice e pulito rispetto ai precedenti, con tutta la struttura che regge il prisma e contiente l'hardware decisamente più piccola rispetto ai primi occhiali intelligenti della grande G.

Ovviamente nessuno è ancora in grado di confermare il nuovo design ma siamo comunque curiosi di scoprire, nel caso lo stesso venisse confermato, quale sarà il livello di comfort raggiunto con questa nuova versione.


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Hamachi

scheda aggiornata 1 ora fa

Hamachi è un virtual private networking system basato sul protocollo UDP. I suoi nodi utilizzano l'aiuto portato da un terzo nodo chiamato mediation server per localizzare ogni altro nodo e per inizializzare la connessione tra essi. La connessione stabilita è diretta tra i nodi della VPN


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NVIDIA annuncia due nuovi titoli compatibili con il servizio di game streaming GRID

NVIDIA ha annunciato l'introduzione di due nuovi giochi sul servizio di game streaming GRID. Batman: Arkham Origins e LEGO Batman: The Video Game possono adesso essere giocati sul proprio Shield Tablet con la stessa grafica e definizione permesse dal proprio PC desktop senza alcuna latenza.

NVIDIA Game Streaming GRID

Grazie a GRID, infatti, verranno inviate le immagini dal PC al tablet in live streaming via connessione Wi-Fi, con un limite massimo di 30fps. La funzionalità è garantita solo sui titoli che hanno la compatibilità, tuttavia in fase di recensione abbiamo trovato giocabile anche Tomb Raider.

NVIDIA Grid è stato lanciato con il supporto di Batman: Arkham Asylum e Batman: Arkham City, e sono altri due giochi dell'eroe mascherato, uno più casual, l'altro tripla A, a rimpolpare la line-up di titoli pienamente supportati da NVIDA e abilitati all'interessante feature.

GRID non permette solo di godere di effetti grafici di ultima generazione e tipici dei sistemi desktop quali HBAO+, PCSS, PhysX, TXAA, ma anche di giocare da remoto con il proprio dispositivo mobile, a patto che sia connesso via Wi-Fi al PC abbinato.


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AdwCleaner

scheda aggiornata 2 ore fa

AdwCleaner è un comodo tool da utilizzare per la pulizia del proprio PC: è in grado di individuare Adware, Toolbar, PUP (Potentially Unwanted Programs), Hijackers e problemi simili. Può funzionare come semplice strumento per la ricerca oppure è anche in grado di effettuare la rimozione del componente indesiderato


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Telecom Italia e HP unite per il cloud a grandi aziende e enti governativi

Importante accordo quello sottoscritto tra HP e Telecom Italia, annunciato quest'oggi in occasione di Discover 2014 a Barcellona. Al centro la volontà delle due aziende di fornire soluzioni integrate cloud ai clienti italiani, con le quali aiutare sia le grandi aziende sia il settore governativo a spostare le proprie attività IT nel cloud così da abbracciare quello che viene indicato come "new Style of IT".

HP metterà a disposizione le proprie infrastrutture hardware, con al centro le soluzioni della famiglia Helion, assieme alla propria capacità di sviluppare e proporre soluzioni cloud che si adattino alle esigenze specifiche dei clienti di fascia enterprise. Il fine ultimo è quello di completare con successo la migrazione dell'infrastruttura IT delle aziende clienti all'interno di un ambiente di tipo virtual private cloud.

Stefano Venturi, amministratore delegato di HP Italia, ha sottolineato come l'accordo con Telecom Italia sia orientato all'approccio open, basato su Open Stack e Open Standard, sul quale HP incentra la propria strategia legata alle soluzioni cloud. Per Venturi questo annuncio pone le basi per portare, nel corso dei prossimi anni, le grandi aziende italiane verso un maggior utilizzo delle soluzioni cloud sia pure come ibride.

Per Telecom Italia la partnership interessa i 7 principali datacenter nazionali che rientrano nell'infrastruttura Nuvola Italiana proposta dall'azienda ai propri clienti. In questo scenario Telecom Italia mette sul piatto la propria esperienza nella gestione dei servizi tipici dei data center e nel loro management. Simone Battiferri, Direttore Business di Telecom Italia, ha rimarcato come il cloud sia un fattore decisivo per abilitare i processi di digitalizzazione necessari per la crescita e lo sviluppo del Sistema Paese. Da questo l'attenzione verso la grande azienda, indicativamente le top 1.000 presenti in Italia, e la pubblica amministrazione verso le quali i due partner si rivolgono.

L'annuncio odierno assume particolare importanza con riferimento al target dell'iniziativa, cioè le grandi aziende e la struttura governativa. Un guadagno di efficienza spostandosi nella direzione di un approccio cloud di tipo ibrido ha sulla carta un impatto molto forte in vare tipologie di servizi, soprattutto riferendosi all'ambito governativo e più in generale della pubblica amministrazione. Il passaggio alle varie forme di soluzioni cloud richiederà anche un progressivo adattamento della componente software: migrare su hardware nuovo, come è quello delle proposte cloud, richiede in prospettiva anche un adattamento della parte software così che possa essere più efficiente quando eseguita in ambiente cloud.

Come queste due aziende intendano all'atto pratico operare con questi nuovi clienti resta ancora da verificare. E' evidente come entrambe possano mettere sul piatto l'esperienza maturata negli ultimi anni gestendo con varie differenti tipologie di clienti i processi di migrazione verso una infrastruttura cloud. Più grande è l'azienda maggiori sono le difficoltà, spesso nella forma di attriti interni, verso una migrazione ad una infrastruttura di tipo cloud: questo spiega per quale motivo a livello globale meno del 10% dei servizi che potenzialmente possono venir migrati in ambiente cloud hanno sostenuto questo passaggio. La sfida, per Telecom Italia e per HP come più in generale per tutti gli operatori di settore, è quella di facilitare questa trasformazione in quegli ambiti nei quali il cloud porta vantaggi chiari e tangibili rispetto ad utilizzare una infrastruttura IT completamente interna all'azienda.


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WinRAR

scheda aggiornata 2 ore fa

Utility per la compressione e decompressione di archivi di files. Consente il salvataggio in formato ZIP o RAR.
Le impostazioni disponibili sono veramente avanzate e l'interfaccia grafica è estremamente intuitiva.


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Thecus N2560, NAS due unità per l'utenza domestica

Al giorno d'oggi siamo circondati da dispositivi in grado di creare contenuti digitali con una facilità estrema, offrendoci la comodità di avere tutto ciò che serve in tasca (nel caso degli smartphone), oppure optare per dispositivi mirati come le macchine fotografiche reflex o videocamere. Non solo: anche i documenti "classici" sono ora disponibili in grandi quantità anche in formato digitale, con la conseguenza che i nostri hard disk vengono saturati molto facilmente con video, foto e in generale con documentazione spesso avida di GB.

L'esigenza di avere un dispositivo in grado di accentrare tutti i contenuti è sempre più sentita anche in ambito casalingo, motivo per cui i NAS (Network Access Srorage) stanno diventando sempre più comuni anche fra le mura domestiche. Thecus, per venire incontro a questa esigenza, ha presentato una gamma di prodotti completa, fra cui segnaliamo il modello N2560.

Questo modello fa parte della nuova generazione di NAS, quella equipaggiata con una piattaforma hardware ben più potente rispetto a quelle comuni nei NAS di qualche tempo fa. Il motivo è presto detto: un NAS moderno non è solo un box per hard disk, ma mette a disposizione una serie di servizi e funzionalità come la gestione remota, app dedicate alla sicurezza e alla videosorveglianza e via dicendo. Ecco perché all'interno di un NAS casalingo troviamo una piattaforma hardware di tutto rispetto, realizzata intorno al SoC Intel Atom CE5335 dual core da 1,6GHz coadiuvato da un quantitativo di memoria di ben 2GB.

Thecus N2560 è un NAS a due unità dalle dimensioni molto contenute, proposto in colorazione bianca e chassis in materiale plastico. Visto il numero di hard disk installabili le catene RAID configurabili sono 2, se si esclude quella JBOD che tratta i dischi singolarmente. RAID 0 permette di configurare i dischi in striping, sommando prestazioni e capienze dei due dischi installati, mentre la sicuramente più utilizzata e adatta per lo scopo è sicuramente la configurazione RAID 1, che permette di avere due dischi con gli stessi dati. In caso di guasto ad un disco, i nostri dati saranno comunque al sicuro (cosa che non succede nel caso della configurazione RAID 0).

Lo sportello frontale, che si apre facendo pressione (lo vedete nel video), offre l'accesso al vano dischi. L'installazione dei dischi è rapida e avviene senza l'utilizzo di cacciaviti o utensili particolari: affiancando due staffe per ogni disco (fornite in dotazione), è possibile montare semplicemente gli hard disk all'interno dello chassis. Sul fronte connettività troviamo una porta ethernet RJ-45 10/100/1000 Base TX WOL, mentre non mancano tre porte USB, una delle quali USB 3.0 sul frontale.

Il pannello di gestione offerto dal sistema operativo proprietario Linux based ThecusOS 6 è intuitivo e ricorda in tutto e per tutto quello a cui siamo abituati a vedere sui nostri PC,con icone e descrizioni chiare.

Numerose le possibilità offerte dal sistema per quanto riguarda permission e accessi alle cartelle da parte degli utenti, così come è ampia la gamma si servizi di rete a disposizione degli utenti. Troviamo inoltre diverse applicazioni per utilizzi multimediali, al fine di rendere disponibili in rete, via streaming, tutti i contenuti presenti nel NAS.

Da segnalare in modo particolare sono due app, ovvero T-OnTheGo e XBMC. T-OnTheGo di Thecus è una app per il mondo Android e permette di fruire dei contenuti in streaming presenti sul NAS anche se non siamo a casa, direttamente dal nostro smartphone o tablet (Android). che permette lo streaming di musica e film direttamente da un NAS. XBMC è di fatto Kodi (Kodi Entertainment Center), noto qualche tempo fa come Xbox Media Center (XBMC); siamo di fronte ad una app integrata che trasforma il NAS in un vero e proprio media center, con elevata compatibilità di formati audio e video, nonché interfaccia semplice e intuitiva.

Thecus N2560 si trova in commercio a 260,00 Euro, una cifra allineata a NAS di pari caratteristiche. Si trovano modelli a meno, anche in casa Thecus, ma è bene tenere d'occhio le caratteristiche tecniche: qui siamo di fronte a un modello con piattaforma Intel e 2GB di RAM, mentre soluzioni più economiche di solito sono equipaggiate con memoria di 512MB o 1GB e SoC di rango inferiore, che potrebbe mostrare i limiti sfruttando il NAS in tutte le sue potenzialità.


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Arrestato anche l'ultimo dei fondatori di The Pirate Bay a piede libero

Written By Unknown on Rabu, 05 November 2014 | 23.14

Tutti i fondatori di The Pirate Bay sono in prigione. L'ultimo ad essere arrestato è stato Fredrik Neij, scoperto al confine fra la Thailandia e il Laos dopo cinque anni dall'arresto in Svezia per la complicità nella condivisione di materiali protetti da diritti d'autore. I quattro fondatori avevano deciso di separarsi in seguito alla sentenza del tribunale: Peter Sunde si nascondeva in Svezia quando è stato trovato lo scorso giugno, mentre Gottfrid Svartholm in Cambogia.

Fredrik Neij arrestato
Fonte: TorrentFreak

Neij si era stabilito nel Laos dopo essersi sposato con la moglie con una cerimonia locale. Il Laos è uno stato particolarmente problematico: gestito da un regime comunista, è uno fra i paesi più poveri dell'Asia, con scarse infrastrutture sia per la comunicazione che per il settore salutistico. Proprio questo aspetto ha costretto Neij e la sua famiglia a valicare decine di volte (27, secondo quanto specificato dalle autorità) il confine con la Thailandia, prima di essere riconosciuto e catturato dalla polizia per l'immigrazione.

The Pirate Bay e i suoi fondatori erano stati condannati nel 2009 ad un anno di reclusione e al pagamento di un risarcimento di 30 milioni di corone svedesi, pari a circa 2,7 milioni di euro. Sunde aveva specificato che il processo di fatto non era altro che un palcoscenico per i media, una sorta di messaggio inviato a tutti coloro che avrebbero voluto lanciare servizi simili al suo. Ricordiamo che The Pirate Bay non ospita fisicamente il materiale protetto da copyright, ma è una sorta di motore di ricerca, una piattaforma su cui trovare link .torrent per materiale pirata.

Cinque anni fa Sunde aveva dichiarato che, nonostante il processo, il servizio sarebbe rimasto tale e quale ed in effetti non aveva tutti i torti: Pirate Bay è ancora perfettamente funzionante, nonostante siano stati molti i provvedimenti per ostacolarne le attività anche su base locale. Neij verrà portato all'ufficio per l'immigrazione di Bangkok per prepararsi all'estradizione in Svezia, in cui dovrà scontare la pena. Alcuni report locali sostengono che fossero sulle tracce di Neij alcune compagnie cinematografiche americane, per mezzo di uno studio legale assoldato appositamente per le operazioni di ricerca.


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Due nuovi indossabili da Jawbone a partire da 49€: UP3 e UP Move

Jawbone ha oggi lanciato due dispositivi indossabili, UP3 e UP Move, rivolti agli amanti del fitness e della cura del proprio corpo. Si tratta, rispettivamente, di un braccialetto multisensore per rilevare il battito cardiaco, i dettagli sul sonno e il movimento fisico, e di un activity tracker di fascia economica, in grado di monitorare le attività base con la tecnologia proprietaria Motion X. Vediamoli nel dettaglio, iniziando proprio da UP Move.

Jawbone UP Move

UP Move è un contapassi da 49€ che permette, inoltre, di gestire gli esercizi fisici e monitorare le calorie bruciate, oltre ad analizzare i periodi di veglia e la qualità del sonno. Composto in alluminio anodizzato durevole simile al nylon, UP Move è disponibile in cinque colori con le rispettive clip in modo da poterlo fissare comodamente in qualsiasi punto del vestiario, e può essere indossato al polso con il relativo cinturino.

L'indossabile è dotato di una batteria sostituibile (le stesse degli orologi) che, stando ai dati della società, offre un'autonomia di sei mesi. Up Move utilizza un accelerometro per contare i passi e per rilevare la qualità del sonno (se indossato), mentre sincronizza i dati raccolti con UP App di Jawbone (l'app per smartphone) attraverso Bluetooth Smart. L'indossabile sarà disponibile dalla fine del mese di novembre ed è già possibile il pre-ordine sul sito ufficiale. I cinturini slim e standard saranno venduti anche singolarmente a 14,99€ (confezioni da tre a 29,99€).

Jawbone UP3

Passiamo a Jawbone UP3, il tracker multi-sensore della società. Il dispositivo si basa su un accelerometro a tre assi, e su sensori per la bioimpedenza e per la rilevazione della temperatura della pelle e ambientale. Utilizzando le tecnologie, UP3 è in grado di rilevare il battito cardiaco a riposo, le fasi del sonno, identificare gli esercizi svolti e classificare le attività dell'utente, come corsa, allenamento o la partecipazione ad uno sport. La società ha specificato in fase di presentazione che i nuovi sensori potranno essere utilizzati in futuro con nuove finalità, con funzioni che verranno introdotte attraverso aggiornamenti software.

UP3 è un dispositivo "elegante, sottile e di basso profilo", che può essere abbinato ai gioielli o agli orologi da polso che si indossano quotidianamente. Realizzato in alluminio anodizzato, può essere indossato anche 24 ore al giorno, ed integra una batteria che consente un'autonomia operativa di sei giorni su singola carica. Non manca, naturalmente, la compatibilità con l'applicazione proprietaria UP App, con la quale sarà possibile sincronizzare e visualizzare su schermo tutti i dati raccolti dal braccialetto.


Specifiche tecniche line-up Jawbone - Clicca per ingrandire

UP App riconoscerà molte attività comuni come per esempio: corsa, allenamento incrociato, esercizi cardio, tennis, scalata e altre attività quali danza e Zumba. Il sistema apprende dal comportamento dell'utente nel corso del tempo per classificare automaticamente molte altre attività difficili da riconoscere come per esempio: nuotare, andare in bici, sollevare pesi o lo yoga. La funzione Smart Coach di UP App utilizza le informazioni ottenute da UP3 per fornire dei consigli personalizzati e delle sfide che siano fatte su misura proprio per l'utilizzatore. Si può così scoprire cosa è possibile fare per migliorare la propria attività, sonno, dieta e battito cardiaco, in modo da poter raggiungere gli obiettivi velocemente e avere un forte impatto sulla salute e il benessere.

Jawbone UP3 sarà disponibile a partire da questo inverno in due colori (Black Diamond e Silver Cross) al prezzo di 179,99€.


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Elite Dangerous: un simulatore spaziale puro

Se la Beta 1 si era concentrata sui commerci intergalattici e la Beta 2 sulle quest e sui combattimenti, la nuova Beta 3, disponibile dal 28 ottobre, prende a riferimento il "mining", ovvero il rinvenimento e l'estrazione delle risorse. Ma sin dalle prime battute di gioco risulta evidente quanto il simulatore di volo di Frontier sia rigoroso e come offra un modello di volo molto interessante, difficile da padroneggiare nelle sue sfumature e basato su complesse procedure da imparare e saper applicare. Il tutto all'interno dell'impostazione da gestionale tipica di questo genere di giochi, nel quale rientrano Star Citizen, del quale abbiamo già parlato, e la serie X di Egosoft.

Elite Dangerous si è evoluto considerevolmente da una fase della beta all'altra e si è contraddistinto per una curva di apprendimento piuttosto ripida. All'inizio della sua esperienza il giocatore viene semplicemente catapultato nel cockpit della sua navicella spaziale e deve ingegnarsi, praticamente senza nessun aiuto, nella lunga, e forse infinita secondo i piani del team di sviluppo, fase di apprendimento. Anzi nella Beta 1 non c'era neanche un vero e proprio tutorial, poi implementato ed evoluto con le successive versioni del gioco.

È stato molto interessante seguire lo sviluppo di Elite Dangerous e toccare con mano tutti i miglioramenti nel momento stesso in cui venivano implementati dagli sviluppatori. Naturalmente partecipare a questa fase della creazione del gioco può essere snervante, per via dei tanti bug, e può rivelare componenti del gioco che sarebbe meglio scorprire quando definitivamente rifinite, ma è comunque interessante proprio per verificare come si evolve un software complicato come questo. C'è stato, ad esempio, un momento molto critico al passaggio da Beta 1 a Beta 2, quando Frontier è stata costretta a rilasciare nuove versioni di Elite Dangerous a cadenza serrata per rimediare ai bug dipendenti dall'introduzione della Beta 2 che hanno reso Elite Dangerous ingiocabile per qualche giorno.

E pensare che tutto è nato da un ammasso di pixel, quelli alla base dell'ormai storico primo Elite scritto e sviluppato da David Braben insieme a Ian Bell (da non confondere con l'omonimo veterano della creazione di simulazioni di guida e responsabile principale, tra gli altri, del nuovo Project Cars). Uscito nel 1984 per effetto della distribuzione di Acornsoft, quel gioco era incredibilmente avveniristico per l'era con un modello open-ended, un motore grafico avanzato e grafica tridimensionale basata su wire-frame (uno dei primi videogiochi in assoluto a poter vantare un sistema grafico del genere).

Già a quei tempi Elite riusciva a dare la possibilità ai giocatori di gestire dei complicati commerci spaziali, il tutto all'interno della struttura free roaming che poi avrebbe fatto la fortuna, chiaramente in forma evoluta, di serie come Grand Theft Auto. Ma restando nell'ambito dei simulatori spaziali, Elite avrebbe anche dato il là al successo di giochi come Wing Commander, Eve Online, Freelancer e la già citata serie X.

Elite ebbe però anche due seguiti ufficiali, Frontier: Elite II nel 1993 e Frontier: First Encounters nel 1995. Questi introducevano la fisica newtoniana, sistemi stellari conformati in maniera realistica e la possibilità di atterrare sui pianeti senza restrizioni. Il quarto elite è invece proprio Elite Dangerous, la cui produzione in crowdfunding è iniziata nel 2012 e il cui lancio si fa sempre più vicino.

Nel corso degli anni diversi produttori hanno realizzato dei clone di Elite, non autorizzati da Acorn. Tra questi si annoverano Firebird, Imagineer e Hybrid. Successivamente Frontier Developments ha rivendicato il suo gioco come "Game by Frontier" e tutti i diritti sono diventati di proprietà di David Braben.


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